Fresco di stampa (pubblicato a fine 2010) ed atteso da quasi un decennio, vede finalmente la luce l'ultimo manuale della celeberrima serie "Guida dei Monti d'Italia", collana tra le più rispettate e apprezzate del genere, nata nell'ormai lontano 1934. Non facile il compito per l'autore Luigi Ferranti (del CAI di Napoli) coadiuvato da una schiera di esperti collaboratori: delineare un quadro completo della sentieristica (escursionismo ma anche arrampicate alpinistiche) di tutto il sud Italia, isole escluse. Va detto che il volume esce in un momento quantomai propizio, visto che proprio in anni recenti sono state aperte nuove vie "alpine" qui al sud, come ad esempio nel Matese (Croce del Matese, Miletto e Gallinola), nel massiccio del Monte Alpi o nelle Piccole Dolomiti Lucane. Inoltre, l'istituzione di varie riserve naturali e Parchi Nazionali negli anni '90, ha portato all'apertura di reti d'itinerari con relativa e più ampia segnaletica (in loco) e nuova cartografia dei percorsi: nei monti Picentini (carte dei sentieri pubblicate nel 1994 e poi nel 2009), sui Monti Lattari (1997), nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (10 carte, 2006)[1], nel Marzano- Eremita (2005), Partenio ( 2007), Vesuvio (2009).[2]
Il volume, come si accennava, copre tre intere regioni (più alcuni rilievi pugliesi del Gargano) quindi ha un areale assai più vasto di quesi tutte le altre opere in catalogo (dedicate a singoli gruppi alpini, massicci o persino a singole montagne). Inoltre, contrariamente alla recente pubblicazione delle nuove (!!) Nuove Guide Monti, piuttosto criticabile come operazione commerciale, la collana storica di cui fa parte il volume in oggetto ("la bibbia grigia", contraddistinta dalla copertina interamente grigia, un tempo rivestita in stoffa) ha sempre goduto di notevole credito, annoverando tutte pubblicazioni molto affidabili e in alcuni casi dei veri e propri piccoli gioielli di manualistica e forse persino di letteratura!
Dico subito che il lavoro di L. Ferranti e collaboratori mi sembra di livello molto buono, anche se si puotrà notare una lieve difformità nelle descrizioni e nelle stesse selezioni dei percorsi relativi ai vari gruppi montuosi esaminati. In generale però l'opera rimane sempre pienamente soddisfacente, in linea con le pubblicazioni ormai diventate classiche. Il paragone più immediato è con la riedizione del vol. I di "Appennino Centrale" di Carlo Landi Vittorj (1955¹), curata da Rodolfo Landi Vittorj e Gino Pietrollini (1989): il libro di Ferranti risulta a mio giudizio sensibilmente superiore a quello dedicato all'Appennino Centrale (che comunque, ad onor del vero, pur essendo un bel compendio non è tra i migliori).
Tra le sezioni introduttive vanno segnalate le "note speleologiche" (di U. Del Vecchio) e le pagine relative alla storia alpinistica (L. Ferranti).
Le sezioni escursionistiche/alpinistiche dei diversi massicci sono precedute da una sintesi geologico-orografica, cartografia e bibliografia dedicata, viabilità, basi di partenza e rifugi. Ogni cima ha poi una sua breve descrizione che include anche le prime ascensioni -laddove siano note. Quindi vengono succintamente descritti i vari percorsi per raggiungere una cima o valico, contraddistinti da un numero (riferito alla mèta da raggiungere) e da una lettera (la via seguita per la risalita e le eventuali varianti). Ognuno dei +300 monti, varchi, selle, valli o altri nodi orografici significativi presi in esame, può avere una o più vie di accesso e percorrenza (ad es. una quindicina di vie per scalare il Faraglione di Terra a Capri, n. 60a - 60n; ben 18 tra sentieri e arrampicate alpinistiche per raggiungere la vetta del Mt. Terminio: dall'itinerario 100a al 100r). Le descrizioni includono sempre il grado di difficoltà, il dislivello e il tempo medio di percorrenza (lo sviluppo è dato solo per le scalate) ed una descrizione dell'itinerario (generalm. 5-15 righe, ma spesso i sentieri sono sezionati tra più itinerari; molto più precise le presentazioni delle vie alpinistiche).
Il modo in cui sono descritti gli itinerari escursionistici lascia una certa flessibilità nello scegliersi le vie e le tappe da effettuare per raggiungere una data mèta.
Essendo l'opera dedicata alle montagne, non sono presenti nè descrizioni particolareggiate di elementi antropici d'interesse storico-archeologico o naturalistico, nè è prevista la descrizione di sentieri di fondovalle che non costituiscano una via d'accesso alle cime considerate.
Con poche eccezioni (vedi nota 1), sono riferite anche le numerazioni della segnaletica CAI per rendere più agevole la lettura e l'interazione con le carte escursionistiche. Non di rado le descrizioni evidenziano e correggono errori presenti nella cartografia nazionale (IGM 1:25.000 o 1:50.000), e molto spesso vengono citati toponimi non presenti su IGM (nel qual caso è espressamente segnalato "s.n. su IGM" = senza nome...).
Nel testo ho riscontrato pochissimi errori tipografici o altre incongruenze e le incombenze di carattere antropico o naturale sono aggiornate alla situazione attuale dei sentieri. Ogni sezione si chiude con gli itinerari sci-escursionistici e le palestre di roccia eventualmente presenti in zona.
Per quanto riguarda la cartografia, questa guida (in linea con le altre della serie) fornisce solo delle indicazioni di massima, cioè una visione generale dei vari massicci e sentieri: quindi in nessun modo può sostituire le carte escursionistiche e/o le IGM a scala 1:25.000 (o sup.), e nè intende farlo. Non si può neanche prescindere (e questo vale in special modo per i meno esperti) dalle guide dedicate ai singoli gruppi montuosi, che sono per forza di cose più dettagliate anche nelle relazioni sui singoli sentieri.[3]
In ogni caso resta l'appunto alle cartine: la scala è sempre troppo piccola per poter valutare accuratamente ciò che viene descritto nel testo (sotto questo aspetto è leggermente migliore il tomo "Appennino Centrale" (1989) che ha gli schizzi a scala più grande), manca la maggior parte dei numerosi toponimi (anche rilevanti) citati nel testo delle relazioni e ci sono alcuni errori (invero pochissimi, e più che altro refusi in toponimi minori, correttamente citati nel testo).
Ci sono -come dicevo- lievi difformità oggettive tra i diversi capitoli quanto a trattazione e alla stessa selezione di vie e cime considerate. Ma il volume si mantiene comunque ad un livello ampiamente soddisfacente per l'obbiettivo che si pone questo tipo di manuale, sintetico e ad ampio raggio.
Notevole la trattazione dei 5 sottogruppi dei Monti Picentini (p. 212-267, descrive 31 cime/valichi, in c. 120 itinerari) che lascia fuori relativamente poche tra le "cime secondarie".
Avrei gradito un completo riesame del Massiccio del Matese: invece sono qui incluse solo le vie su ghiaccio (o roccia) recentemente aperte sui versanti settentrionali di Mt. Miletto e La Gallinola (peraltro ben curate dagli stessi scalatori che le hanno risalite); ma sarebbe stato utile riconsiderare tutti i monti del Matese, che meritano una sintesi più approfondita di quella offerta nel già citato volume I di "Appennino Centrale" (1989, p. 406-426), anche in considerazione del fatto che ancora manca un'opera veramente completa su questo meraviglioso comprensorio dell'Appennino sannita tra le due province Campane e le due Molisane.
Le trattazioni di L. Ferranti e dei suoi collaboratori sono in generale assai puntuali, ovviamente con i necessari limiti che un'opera di natura quasi "enciclopedica" ha, ovvero la sinteticità... che è poi, lo ribadisco, anche la ragione dell'esclusione di varie cime di secondaria importanze. Ma per queste ultime, così come per maggiori dettagli sulle vette principali, è -come già detto- imprescindibile l'utilizzo di guide più mirate, dedicate a singole aree, e talvolta neanche queste bastano. Bisogna andare di persona :-)
La compattezza che l'autore ha dato al volume, il fatto che sia completamente aggiornato ai nostri giorni, e che comprenda tutte le maggiori vette del mezzogiorno italiano, lo rende uno strumento di grande importanza per farsi un primo quadro generale, ma anche un'idea piuttosto specifica di come avvicinarsi a tutto ciò che è scalabile quaggiù.
E' veramente una bella sensazione leggere le descrizioni dei monti e dei sentieri, e immaginarsi nuovi modi di collegare tra di loro le vie, ritornare con la memoria ai tratti di percorso e alle risalite già effettuate, o proiettarsi nei luoghi non ancora vissuti in prima persona. Si prova quasi imbarazzo nel pensare che solo di alcuni gruppi tra quelli trattati sarà possibile approfondire la conoscenza in loco, mentre ci si interroga su quali tra i target più "fuori mano" sia il caso di considerare per progetti e sogni di future ascensioni.
Se "Appennino Meridionale" sarà il volume destinato a chiudere (in tutti i sensi) questa collana legata per più di 30 anni al nome di Gino Buscaini, cui il presente libro è dedicato, è davvero un'uscita di scena in grande stile!
E' infatti con un certo rammarico che recepiamo notizie poco rassicuranti sul futuro di questa leggendaria, insostituibile raccolta di tomi, di quelle che non vorremo mai vedere estinguersi. Ma -si sa- noi italiani possediamo troppe meraviglie, siano esse creazioni della natura o dell'uomo: più di quante siamo in grado di gestire come meriterebbero!
La pubblicazione delle Guide dei Monti d'Italia è, senza dubbio nè esagerazioni, un'altro di quei piccoli tesori che forse ci stiamo lasciando sfuggire.[4, 5]
NOTE:
[1] - Contrariamente agli altri casi, in cui questa guida indica puntualmente la numerazione dei sentieri CAI degli itinerari descritti, per i quattro massicci che ricadono nel PNCVD (par. IX-XII) non c'è alcun riferimento nelle descrizioni alla segnaletica CAI (la Carta dei Sentieri del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è menzionata solo a p. 305).
[2] - Purtroppo manca ancora una carta dei sentieri del più vasto Parco Nazionale d'Italia, quello del Pollino (e Monti d'Orsomarso), anche se esiste già da tempo una rete di sentieri segnati, e una serie di pubblicazioni esemplari (come quelle di Giorgio Braschi, Sui Serntieri del Pollino, 1993¹, 2007³).
[3] - Comunque, lo ripeto, la presente guida diventa già assai più accurata nelle descrizioni -ed eventuali schizzi- delle risalite di carattere alpinistico, come è lecito aspettarsi visto che si tratta di percorsi più delicati e pericolosi; gli schizzi dei vari passaggi di arrampicata si trovano comunque anche on-line e le pubblicazioni monotematiche sono per forza di cosa indispensabili per avere dettagli e consigli più approfonditi su come affrontare le specifiche risalite su pareti di roccia e su ghiaccio.
[4] - Il piano dell'opera (63 volumi) è ormai praticamente completo, ma molti tomi necessiterebbero di riedizioni aggirnate essendo vecchi di decenni e conservando perciò un valore soprattutto collezionistico, in particolar modo per quanto riguarda gli aspetti alpinistici. E' triste dover credere che il futuro di queste guide possa essere nella nuova, quasi omonima collana economica, riveduta (?) e (s)corretta, destinata ad un differente target di fruitori delle montagne (ad onta delle dichiarazioni d'intenti del TCI di voler tenere separate le due opere).
E poi sinceramente -benchè le montagne siano da ritenere patrimonio di tutti e proprietà di nessuno- un pò dispiace pensare che in futuro potrebbero essere i tedeschi o altri ad investire su questo genere di lavori, sulla cultura e la passione per l'altezza, ereditando così l'onere-onore di descrivere e illustrarci quelli che restano i nostri monti!
[5] - Un'altra bella pubblicazione, una rivista incentrata sulle meraviglie della Campania, purtroppo anch'essa non più regolarmente edita (non ha raggiunto i 50 numeri, tra vecchia e nuova serie) è CAMPANIA FELIX, Itinerari alla scoperta della Regione. Link: http://www.campania-felix.it/ Un vero peccato!
Francesco Raffaele, Napoli 3/3/2011