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Dopo il giro dello scorso autunno sulla traccia semialpinistica "di destra" (Canale/"Sella Tre Mortari"... occasione in cui intendevo chiudere l'anello scendendo per la traccia sul versante opposto (a E del Balzo della Chiesa), ma l'oscurità imminente mi consigliò di rimandare ad altra occasione e farlo prima in salita) e pochi giorni dopo la salita "invernale" (7/4/2018) per la stessa via fatta in autunno, ecco a "chidere il cerchio" con la conoscenza di questo speldido settore del PNALM.
E' quasi superfluo ricordare che si tratta di una Riserva Integrale del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, il cui accesso è vietato (in ogni stagione) ed è possibile solo con speciali permessi e in determinate occasioni.
Non spetta a me stabilire quanto sia oggi lecito e necessario il divieto -più che dal punto di vista "Legale", intendo soprattutto da quello Naturalistico!-, fatto sta che "eticamente" si ha sempre un certo timore reverenziale nell'accedere in questi meravigliosi luoghi, perché, oltre alla loro asperità, ci si rende conto di star quasi profanando un "Tempio della Natura" (anche se è noto che un minimo di attività alpinistica e scialpinistica è qui sempre stato praticato). Evito di inserire dettagli e traccia dell'itinerario cosicché ognuno abbia la possibilità di cercarsi la via e sceglire "se rischiare". Da un lato credo che posti tanto unici andrebbero resi fruibili agli escursionisti, dall'altro non si può non ammettere che l'ambiente trae sempre un grande vantaggio quando l'accesso dell'uomo è proibito o ridotto al minimo: sono numerosi i casi (vedi il recente incommentabile "sfregio" alla Madonnina del Blockhaus, in Majella) in cui ho avuto modo di appurare che Escursionismo e Alpinismo non sempre si traducono in rispetto per la Natura, e nell'era in cui tutto sta diventando "di massa", non finisco mai di chiedermi se non sia effettivamente un bene che qui si rischi anche una "sonora" multa oltra alla pellaccia... Soprattutto se poi si considera l'effetto "reazione a catena" che si sviluppa, specialmente sui social networks, allorché qualsiasi foto, informazione o traccia gps caricata, rischia teoricamente di dare il "LA" a tante "ripetizioni". |

"Vallone del Capraro" e Balzo della Chiesa. A sin., da sotto lo spigolo NE e poi sotto le pareti E del Balzo della Chiesa, si sviluppa il Canalone risalito (se ne intravede un tratto): non so se abbia un nome alpinistico, ma mi è
venuto da chiamarlo "La Cripta", visto che si trova proprio "sotto la Chiesa" ed è assai incassato: in questa occasione è stato possibile risalirlo facilmente (max c.45°) perché era strapieno di neve, altrimenti i salti sono più tecnici.
Presso la firma in basso (precisamente sopra la "E" finale") s'intravede il rifugio Belvedere della Liscia (1437m), che si vede meglio nella seconda foto da sinistra qui in basso. A monte del rifugio è Riserva Integrale del PNALM.

Pareti a W di Passo Cavuto (tra Mt. Sterpidalto e Mt. Capraro)


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L'idea iniziale era di trovare la via che attraversa il Fosso/Canale a NE del Balzo della Chiesa (it. 156a della GMI, 1989), e risalire parte del "Vallone del Capraro" e poi il Canale a W di q.1942 (Passo Cavuto); quindi andare sul Mt. Capraro (2100m) per il costone NE, scendere a W alla Forcella di Monte Capraro (1993m) e da lì calarsi nel Vallonde del Capraro per poi chiudere l'anello ritrovando le orme e riprendere la via del rifugio.
Ma una volta sotto le pendici NNE del Balzo della Chiesa, il Canale/Fosso - assai incassato e con salti rocciosi non facili (inf. pers. R. Di Cosmo)- è troppo invitante, perché colmo di neve svalangata che sembra coprire i salti.
Con Francesca decido di andare a curiosare, anche perché sembra che non manchino le "vie di fuga" a sinistra (E) per uscire dal fosso ed eventualmente entrare nell'ampio "Vallone del Capraro"*. E salendo salendo percorriamo tutto il tetro canalone sotto le pareti E del Balzo della Chiesa (lo si potrebbe perciò chiamare "Canalone della Cripta", se non ha già altro nome) fino alla strettoia finale che sbuca (a c. 1930m) nella parte alta del "Vallone del Capraro", poco al di sotto della Forcella di Monte Capraro (q. 1993m). In queste condizioni d'innevamento il Canale è facile (F, max 45°) e con la neve primaverile non abbiamo neanche messo i ramponi (io l'ho percorso interamente con piccozza e ciaspole, ciaspole che ho tenuto per tutto l'intero percorso a monte del Rifugio Belvedere della Liscia).
* L'Ampio vallone che si estende a N del Mt. Capraro (è limitato a E dalle pareti che sono al di sotto di Passo Cavuto e dell'alta Val di Rose; a W dal Fosso risalito in questa occasione, oltre il quale si alzano le pareti orient. del Balzo della Chiesa), non ha nome sulle carte e probabilmente neanche nella toponomastica orale, essendo la zona non più frequentata da decenni dai pastori e dai cacciatori. Sicuramente fino ad inizio '900 doveva esistere ancora una denominazione locale, essendo questa una via d'accesso o di transito per i cacciatori di camosci e stambecchi a partire dalla tarda età del Bronzo - età del Ferro**, fino ai tempi in cui le inospitali e impervie balze degli Zappineti o Camosciara ospitavano gli ultimissimi esemplari di camoscio appenninico, portati a quei tempi dall'uomo sull'orlo dell'estinzione. Grazie all'istituzione della Riserva di Caccia reale e poi del Parco Nazionale (1923) orsi e camosci riuscirono a sopravvivere (i cervi si erano estinti da qualche secolo, stambecchi e marmotte già dall'antichità) e attualmente frequentano zone più "aperte" e meno inospitali delle ripide rocce dell'anfiteatro della Camosciara [Cf. per altre informazioni/storia il LINK in fondo a questa pagina]. Per comodità designo quindi il suddetto Vallone con il nome di "Vallone del (Monte) Capraro", ossia con il nome della cima e della sella ("Forcella di Monte Capraro" in C. Landi Vittori, GMI, 1955 e 1989) che coronano la sua testata.
Sulla prima ediz. della Guida del TCI (Italia Meridionale, vol. 1, 1926, p. 349; nell'ediz. A. e M. 1938, p. 283 si cita solo il top.) si menziona la zona a W dello Sterpidalto e a N del Balzo della Chiesa con il toponimo "Costa Borea" (vi si installò un piccolo campo base, "attendamento", del CAI di Roma, in occasione della prima scalata della parete N del Balzo della Chiesa e di varie altre escursioni da parte di F. Botti, A. Laviosa e altri, 3-23 Agosto 1925; Cf. alcune foto ne "L'Appennino" e l'archivio fotogr. della Biblioteca del CAI di Roma, indicate come "Guado della Borea"; cf. RM CAI, 1926/1 p.VII, 1927/11-12, p. 330; C. Landi Vittori, GMI, Appennino Centrale, ediz. 1989, p. 259-260). Costa Borea / Guado della Borea è localizzata nell'area dove il sentiero proveniente da Civitella Alfedena entra nella valle dello Scerto (V. Casera, presso loc. Aia Santilli IGM) o poco più a monte (si dà una q. di 1250m circa, perciò al di sopra della mulattiera e della Sorg. Aia Santilli) e il toponimo, perfettamente compatibile con la zona ("a tramontana": cf. Giammarco, LGA 1960, p. 75, vòrëjë), fu certamente riferito loro dai locali. Non è riportato sulle carte ufficiali della zona, né nella "Toponomastica dell'Alta Val di Sangro" di D. Boccia (2017).
** [Cf. D. Lunghini, L. Timpone, Ceramiche protostoriche sui pendii della Camosciara nel Parco Nazionale d'Abruzzo, in: Studi per l'Ecologia del Quaternario, n. 1, 1979, p. 171-173 (ringrazio D. Boccia per avermi mandato questo articolo): lo Speleo Club Roma, su invito dell'allora direttore del PNA, F. Tassi, effettuò sondaggi che portarono, oltre al ritrovamento di numerosi frammenti ceramici nel "Pianoro della Liscia", q.1340 c. sul sentiero per l'omonimo rifugio, anche alla raccolta di alcuni manufatti d'industria litica ritrovati in una spianata "coperta di faggi e pino nero, sotto al piccolo belvedere" che sta proprio in quello che qui dedomino "Vallone del Capraro" a q. 1675m circa. E' evidente che il Vallone, di non difficile attraversamento per chi sa come risalirlo, costituisse una via per svalicare nella Valle del Melfa (ma dalla "Forcella di M. Capraro" si può prooseguire anche per calare in V. di Rose o V. Jannanghera), un po' come altri tracciolini relativamente impervi (e forse usati solo dai cacciatori) consentivano di svalicare più a W, alla "Sella dei Tre Mortari" e alla "Sella di Valle Jancino", scomode ma più dirette alternative al sentiero / poi storica mulattiera "Val Fondillo - Passaggio dell'Orso - Valle Canneto "]. F.R. |


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Ultimo sforzo prima dell'uscita dal canalone |
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Parte alta del "Vallone del Capraro", a pochi passi dalla Forcella di Monte Capraro. Al centro lo sperone sommitale del Monte Sterpidalto
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All'uscita dal canalone comincia a piovere. Poco più sopra, alla Forcella di Mt. Capraro, arrivano da Sud forti folate di scirocco, che qui è freddo.
Intanto a Nord si copre tutto e ne approfittiamo per mangiare qualcosa. Dopo un'oretta comincia a riaprirsi e scendiamo nel "Vallone del Capraro". |
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"Belvedere dei Pini"

Panorami davvero grandiosi! In condizioni "invernali" si ha un'idea più chiara e precisa della traccia che va percorsa per aggirare i fossi a monte del rifugio onde portarsi nel "Vallone del Capraro" e all'omonima Forcella.
Qui sopra siamo appena scesi dal piccolo "Belvedere dei Pini", e siamo tornati all'inizio del Canale-fosso percorso in salita.



La magnifica esedra dolomitica della Camosciara: da sin. le pareti a NNW di Passo Cavuto e il Mt. Capraro (2100m), al cantro il Balzo della Chiesa (2073m) e l'anticima occid. A des. le cimette della Liscia e infine parte della Cocciagrande (1832m).
Fotografie e testo di Francesco Raffaele
H O M E
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