AROLA - VETERINA - CANCELLUZZO - CHIOSSA - ULIVELLA - CANCELLUZZO - AROLA

(24 settembre 2026)

 

INCENDI DI MONTE CHIOSSA (M. Comune) – Dal 13-14 settembre 2026 e poi il 22-23 si sono verificati incendi (di natura certamente dolosa) in una vasta area della Costiera Amalfitana tra i territori di Vico Equense e Positano (non tratto qui i roghi dell'area orientale di Positano tra Laurito e Agerola).
Già bruciata nel recente passato, la parte bassa (verso Tordigliano) e le aree a mezzacosta (Oliveto grande - Ulivella) sono state in questo caso oggetto di una serie di roghi che hanno arso a mio parere circa 100 ettari di montagna (! - oltre al sopralluogo oggetto di questo reportage, ne ho effettuato un altro dall'alto il giorno 28/9). La fascia bruciata va dal settore NW e W di Monte Comune (M. Staccato - Veterina - Cancelluzzo di Arola) a buona parte dei veranti meridionali dello stesso monte (da sotto Selva del Pantano, confine di Piano di Sorrento, Grotta Nevola/Nera, Ulivella/ Acquolella/ Tordigliano/ Campo Majuri, mentre più a E le fiamme sono scese di meno, raggiungendo le località alte della Chiossa di Positano tra gli alti torrioni che dominano il Vallone Pantaniello, fin sulla cima di Capo Masina. Al di là di questa che è l'estrema propaggine SE del M. Comune, un altro rogo (22/9) ne ha colpito il versante E, ossia la parte alta di Valle Capo d'Acqua (V. Noce, des., idr.), in loc. Grotta del Muro, Le Vene, Grotta del Furnone. Ho reperito alcuni dati in portali web sugli incendi (Geamap.com e GFS). – In altri casi ho evitato di andare a "documentare" tali eventi (uno su tutti la Conocchia, estate 2012), ritenendo il souvenir fotografico un'inutile sofferenza, cosa che però non ho potuto evitarmi in questo caso: più di due anni fa, partendo da un dipinto di Raffaele il "Vep", ho iniziato uno studio sulla la toponomastica montana di Positano e il territorio, già da prima, l'ho battuto a tappeto o quasi.

La Montagna di Chióssa (o Fióssa/-e, Scióssa; sui possibili significati del top. evito qui di dilungarmi) designa il settore sud del M. Comune, in territorio di Vico E. (W) e Positano (E, già demanio comunale), e un tempo in buona parte di proprietà delle rispettive chiese di S. Nicola (estaurita di Arola) e di S. Maria e S. Vito (Monastero di P.). Negli Archivi di Stato di Salerno e Napoli non mancano documenti che attestano coltivazioni, pascolo e taglio di alberi in questo luogo aspro e acclive, usi perlatro suggeriti anche dalle vecchie carte catastali; gli incendi hanno rivelato altre macer(in)e / terrazzamenti e delle mezze-piazzole, credo atte a sostenere singole piante d'ulivo.
Alcuni microtoponimi rimandano alla pratica dell'uccellagione con reti issate tra alti pali (cuonti), coltivazioni (Veterina, Schiacco, Oliveto Grande) e sentieri (Calata) su versanti ripidi, nude pareti rocciose (Vene).
Si tratta, a mio parere, di uno dei luoghi più belli della Costiera, attraversato da alcuni sentieri che fino a pochi anni fa pochissimi escursionisti percorrevano (ma tuttora sono pochi, oltre ai soliti bracconieri), perché andavano scomparendo tra la macchia. Di recente ripuliti da almeno un paio di gruppi di escursionisti di Vico E. (sia dal lato di Arola che da quello di S. Maria del Castello), l'accessibilità è aumentata di certo anche per effetto dell'aggiornamento della sentieristica locale sulla nota piattaforma OSM, dove tra l'altro è stata registrata anche una serie di speleonimi (nomi di grotte pastorali locali: come da "prassi" su questo portale open, al fianco di qualche nome/toponimo effettivamente "documentato", compaiono denominazioni inventate e altre di cui mi risulta arduo verificare l'origine tradizionale oppure spuria; su questa problermatica dell'attuale "deriva" toponomastica ho scritto un recente articolo con il geografo D. Bagnoli).
Il fuoco è da sempre stato uno degli strumenti più efficaci tra le mani degli agricoltori: a partire da una leggenda calabrese (Sila) in cui Re Salomone consigliava "Terra nuova e buoi rossi" per ottenere buoni raccolti (quindi cesinare o recidere zone prevedentemente boscose, facendosi aiutare con il fuoco/ceneri che ne causano un iniziale aumento della fertilità), E. Sereni scrisse un fondamentale saggio (1981) che si appoggiava sulle designazioni toponimiche nostrane riconducibili all'antica pratica del debbio (taglia e brucia). Incendi per lo più controllati, e in un ambienti ricchissimo di verde. Buona parte della macchia mediterranea (spesso tendente a gariga) oggi osservabile in Costiera, è già frutto di un reiterato degrado iniziato per lo meno al tempo dei Romani e ripreso dal Medioevo (per la Costiera cfr. studi di C. Conforti, di L. Cancellieri e G. Caneva e di G. Adinolfi).
Oggi sembra follia che una sola persona possa causare –quasi sempre impunemente– una devastazione tanto grande: se è vero che qui l'aspetto generale/ esteriore tornerà in alcuni anni quello precedente ai roghi, si deve tener presente che il suolo ospita centinaia di specie vegetali e animali che soccombono in massa a eventi simili. Senza tener conto del pericolo oggettivo per gli stessi uomini, siano essi gli abitanti delle case lambite dalle fiamme e i tanti automobilisti e moto/ciclisti che circolano nel tratto occidentale (il più selvaggio) della SS163, esposti, dopo le consuete piogge torrenziali autunnali, al rischio di guidare su asfalto reso pericolosamente scivoloso dal fango che vi scola, se non a quello di scariche di pietre o caduta di massi dai ripidi versanti che incombono su quel tratto della litoranea Meta - Positano (dalle Spiagge Scaricatore - Tordigliano fino al Belvedere - Fornillo).
Certo l'azione degli incendiari è facilitata dalle temperature e dall'aridità estive, dall'abbandono della montagna e degli usi civici (legnatico, raccolta frascame etc.) ma soprattutto – indipendentemente dalle motivazioni che stanno dietro ai roghi– dalla mancanza di controllo sul territorio, ossia da un impegno, attività e "sorveglianza" locale da parte dei comuni e di quegli organi che dovrebbero fare le veci del CFS soppresso nove anni fa. Sembra ormai assodato (come indicato in un illuminante articolo sugli incendi del Monte Morrone, in Abruzzo, scritto dalla redazione del "Fe.R.F.A." su www.laquilablog.it) che i costi di un'azione preventiva e di interventi a terra sarebbero inferiori a quelli che comportano l'impiego dei canadair e lo spegnimento dal cielo! Ma al di là di tante parole, dell'odore di bruciato addosso e dello sconcerto, resta e si accresce la pessimistica convinzione di essere arrivati a un capolinea culturale da dove non si potrà tornare indietro... Non finché esisterà gente, indegna del paradiso in cui vive, a cui basta un cocktail d'ignoranza, miseria e inciviltà per "sacrificare" la propria Madre!
F.R., 29/9/2026

L'areale a sud di M. Comune (a des. il torrione q. 770 m),
dal Cancelluzzo Mpont 'o cuont'






















Foto e testo di Francesco Raffaele

H O M E