Maiella: escursione dal Balzolo di Pennapiedimonte a Valle di Selvaromana e Valle dell'Inferno
(30 agosto 2026)





Macarone della Pila




Sgrottamento in un vallone sotto (ENE) Grotta Refora.

A sin. scorciatoia dal Macarone alla Grotta Refora




Valanga nella parte alta della Calatura


Parte bassa della Calatura del Vallone intasata dagli alberi trascinati dalle valanghe primaverili




Grosso nevaio disceso dalla destra idrografica di Selvaromana: qui scivolavano e piovevano bei sassoni !



Appena dopo il Portone

In Valle Inferno

Resti di mammiferi precipitati in Valle dell'Inferno

Qui è meno intasata...

... della V. Selvaromana

 


Primo saltino (III-)

B

C

Rudista








Cascata tra i due grandi nevai: si supera salendo a des. (fuori foto) sotto parete, scendendo poi sotto il saltino superiore e risalendo (vedi sotto) con passo di IV a sin. del saltino superiore






La "prua" di ghiaccio (q. 1360 m ca.), poco a valle dell'inizio della "Esse", a ca. 2/3 della lunghezza di Valle Inferno. Siamo partiti dal Balzolo alle 6:45 e – per via degli intasamenti causati dalle valanghe – ci sono volute 6 ore per arrivare sin qui !






A ritorno abbiamo usato anche i ramponi per scendere dal nevaio





Lo "Sperone dell'Inferno" (q.1895 m IGM) – Vista dello "Sperone Inferno" dalla Carozza ( giu. 2022 ) – ... dal grottone pr. gli "Stazzi pensili" su Valle Inferno ( sett. 2023 ) ... e vista dello spigolo con "possibile linea" da N ( ago. 2023 ).






Sullo sfondo la Cima delle Murelle, tra i versanti NNW del Monte d'Ugni (in alto a sin.), gli Sbalzi della bassa Valle di Selvaromana (al centro) e il versante N di Colle Vallecivita e Gobbe di Montecavallo o di Selvaromana (in alto a des.)



Valle dell'Avella: Alborello e Grotta Chitarra (a sin.), Passo di Valle Cupa e Valle Cupa - Cavuto (al centro, sotto Valle Strano / Vastuɣrone), dai Tre Cantoni


PREMESSA - Il vecchio e storico sentiero 4 + 4A1 che dal Balzolo di Pennapiedimonte impegna la pista dell'acquedotto (oggi sent. G2) per poi traversare il fondovalle prima di loc. Linaro e aggirare lo sperone NE delle Gobbe, andando quindi a "calare" nella remota Valle di Selvaromana, è da tempo uscito dalla cartografia sentieristica ufficiale del Parco Nazionale della Maiella. Era descritto nella bella guida escursionistica di A. Alesi e M. Calibani (ediz. SER, 2011, pp. 121-123, anello classico con ritorno per le Solagne). L'ho dettagliato nel reportage del mio giro in solitaria dell' agosto 2023 (vedi link qui sotto). Recenti fatti tragici (agosto 2025, Torrente Avella di Pennapiedimonte e relativi – per me assurdi– esiti giudiziari) rischiano di mettere al "bando" sentieri come questo (e chi li percorre): benché non in aree di vera e propria/storica "Riserva integrale", è noto che nei Parchi Nazionali vige un divieto più o meno rigido di allontanarsi dai sentieri ufficiali e l'Area di "Riserva A" corrisponde spesso all'intera superficie al di fuori dei sentieri percorribili. Contrariamente a zone come la Valle dell'Orfento, in molte altre aree della Majella è sempre stata relativamente "tollerata" l'attività "esplorativa" o il "fuorisentiero". Purtroppo però, l'odierno moltiplicarsi di persone dedite a pratiche escursionistico-alpinistiche, e quindi la ciclica presenza di sempre più ampie schiere di dilettanti e camminatori "alle prime armi" (tutti lo siamo stati!), unitamente alla mancanza di cultura della montagna di molti camminatori e delle loro stesse famiglie (e avvocati!), fa sì che in assenza di nuova legislazione sulle responsabilità del rischio di queste pratiche ludico-sportive, il futuro non potrà che riservare sempre più provvedimenti restrittivi, rendendo le escursioni un po' come la guida su strada, ove bisogna guardarsi non solo da buche, passanti distratti e animali, ma anche da frotte di nuove postazioni autovelox. Un controsenso in un periodo in cui lo Stato tratta la Natura e la fauna selvatica come merce (e strizza l'occhio alle lobbies di cacciatori e al turismo venatrorio), depotenziando i Parchi e, più in generale, offrendo "garanzie" solo a chi paga. Per certi versi, secondo me, molta gente coinvolta in tragedie come quella su accennata, ignara dell'imperizia o della casualità di certi incidenti occorsi ai propri parenti, ne cerca altri responsabili ed esige risarcimenti come se ciò fosse un diritto costituzionale, quasi che pagare le tasse fosse una sorta di copertura assicurativa sulla vita. Ciò detto con tutto il rispetto per le "vittime della montagna" e i parenti! Fine della "premessa".

L'ESCURSIONE - Dopo un paio di mesi di quasi pausa per una leggera lesione al menisco, ricomincio a camminare nel caldo ferragostano (2 giri al PNALM) e, pochi giorni dopo una solitaria sull'Acellica, raggiungo il buon Piero a Pennapiedimonte. C'è anche Mattia, e arriviamo lì da Napoli già dalla sera prima, sabato 29, per evitare la levataccia, seppur non sia proprio il massimo del riposo dormire nelle auto. Sono alla mia quinta avventura in Selvaromana (lì parlare di "escursione"' è riduttivo) in 9 anni, a 10 mesi dall'ultima volta quando, con gli stessi due compagni, risalimmo un poco noto canale diretto tra la Valle e le Solagne (si vedano i link qui sotto).
Questa volta l'obbiettivo è l'incassatissima Valle dell'Inferno, che scende sotto/N alla Car(r)ozza (2139 m, sella tra Martellese e Murelle) dividendo il sottogruppo di Cima delle Murelle a W da quello del Monte d'Ugni a E.
La discesa della Valle dell'Inferno fu effettuata da M. Sivelli, M. Menuicucci e M. Vianelli, torrentisti bolognesi, nel 1986, ma – come si legge nella bella descrizione di G. Antonini (ID., Figlie dell'acqua e del tempo, 2001, pp. 321-325) è possibile che alcuni tra i più abili e spericolati pastori di Pennapiedimonte siano riusciti nel recente passato a risalire buona parte della valle, se non addirittura tutta incluso il "Grande Salto" finale (70 m), sfruttando gli enormi accumuli valanghivi (e alcune cenge nel canale finale in sin. idrogr., di detto saltone, sotto al cd. "Sperone dell'Inferno", q. 1895 m IGM). Nel più recente passato vanno ricordate le esplorazioni di C. Iurisci (con M. Zulli, estate 2013), che hanno portato alla riscoperta degli "Stazzi pensili" in alta des. idrogr. della valle e poi alla prima risalita integrale (dic. 2013; C. Iurisci, Se lo sguardo esclude, 2015, pp. 145-153). Degne di nota anche la prima risalita estiva fino al "Grande Salto" (Iurisci, Grappasonno e S.?, ott. 2024) e quella del setto divisorio all'ingresso della valle, in sin. idr. dal Portone (N. Carafa in solit. invernale, 2024; 1a ripetiz.: P. Grappasonno e un comp., 1/6/2024).
A fine agosto 2023, in un'indimenticabile solitaria dell'anello di Selvaromana-Solagne, raggiunsi anche il tratto iniziale di Valle Inferno per salire/entrare nella Grotta dell'Inferno o La Tassanora (ci tornammo nel citato giro dello scorso autunno).
Non avevo mai superato l'altezza della deviazione per la suddetta grotta (ossia meno di 1/4 dell'intero sviluppo della valle tra il Portone –bivio con Selvaromana– e il "Grande Salto" finale), mentre stavolta percorreremo un intero chilometro di Valle Inferno, giungendo fino alla "prua" di ghiaccio (1360 m ca.) a monte del grande nevaio, presso una strettoia che precede l'inizio del dedalo finale "la Esse" (q. 1400 m ca. il suo inizio a valle); la "Esse" termina poco prima della base di detto saltone, q. 1740 m ca., a 1,5 Km dalla confluenza in Selvaromana / Portone (1050 m ca.; se però si considera anche la testata alta fino alla linea spartiacque della Carozza, 2139 m, allora Valle Inferno supera i 2,2 km di sviluppo e i 1000 m di dislivello).
Piero ci mostra una scorciatoia che dalle marmitte e cascatelle del Macarone della Pila (confluenza V. Tre Grotte - Selvaromana) risale la sin. idr. della bassa V. di Selvaromana e s'impenna poi in una vallecola laterale raggiungendo il sentiero poco prima (N) della Grotta Refora. Si prosegue sul solito tracciolino con i belvedere verso la Valle, dopo l'ultimo dei quali (pr. q. 1104 m IGM) si scende alla Calatura del Vallone. Qui le valanghe hanno creato scenari apocalittici (come altrove in Maiella a primavera) e ormai il fondo della Calatura è fittamente intasato di enormi tronchi, il che rende lenta la discesa fino al fondo dell'alveo di Selvaromana.
Anche giù nella valle non mancano tratti intasati da alberi precipitati e nevai: dopo il tratto con muretti e la stretta con le pareti che quasi si toccano, un nevaio cala da sinistra (E) e qui piovono sassi belli grossi, che si staccano dal ghiaccio più in alto; e non si può correre perché il fondo è intasato da tronchi e si cammina passando lentamente da un tronco all'altro. Più avanti, poco prima del Portone, altro punto dove cade qualche sassone a pochi metri da noi.
Per assurdo la Valle dell'Inferno risulta più tranquilla! Meno tratti intasati (più che altro verso l'inizio), poi dopo la verticale della Grotta una rampa e quindi il primo saltino (III- a sin.) sotto un nevaio; dopo una curva si apre la vista a sud dove tra le pareti spunta lo spigolo N dello "Sperone dell'Inferno" (q. 1895 m); siamo sul nevaio della cascata, il cui salto (in tutto 15-18 m) si supera salendo a des. verso la parete W, costeggiandola brevemente, e calandosi a monte del salto principale della cascata, in un'intercapedine sotto un saltino finale; si arrampica (IV) a sin. del flusso d'acqua, sopra un masso incastrato (ma si può anche passare sotto il masso, in un piccolo grottino, come a ritorno ho fatto io, evitando di calarmi con la corda).
Si accede così al "grande nevaio", nel tratto sommitale del quale, prima di una strettoia, il ghiaccio accumulato forma una caratteristica e sottile "prua" (come descritto anche da Cristiano). Qui Piero aveva deciso di arrivare, quindi facciamo dietrofront calzando i ramponi per scendere più velocemente e con sicurezza sul duro ghiaccio del nevaio.
Un'escursione davvero rigenerante, in uno di quegli ambienti che danno vita ai ricordi più belli e dove bisogna tornare finché si può (ma non è stata un'escursione troppo impegnativa), evitando però che diventi una routine... Intanto il giro completo ad anello della Valle Selvaromana è quasi certamente diventato proibitivo per gli effetti delle valanghe in vari punti del corso della Valle e credo che per qualche tempo, forse anni, non sarà più fattibile in una sola giornata. [TOT. 17,5 Km / 1000 m disliv.? / 11 h e 1/2]. F.R.

Link alle gallerie fotografiche delle altre mie escursioni in Valle di Selvaromana (e Valle Inferno, Valle Bona, Solagne) :

25 ottobre 2025

8 ottobre 2023

27 agosto 2023

10 giugno 2017

 


Fotografie di Francesco Raffaele

H O M E