Monte Meta (via "La Clessidra") - Cresta Meta/Tartaro e Monte Tartaro
CAMPITELLI - I BISCURRI - LA CLESSIDRA - MONTE META (2242m) - CRESTA META/TARTARO - MONTE TARTARO - BISCURRi - CAMPITELLI
(27 Gennaio 2018)



IL MONTE META, tra Storia e scalate.
Il Monte Meta ("La Méta") non ha bisogno di presentazioni, essendo in ambito escursionistico e alpinistico una delle montagne più frequentate del Parco Nazionale d'Abruzzo L.M. e dell'Appennino Centrale.
Ci si torna con piacere da tutti i versanti e in tutte le stagioni. E' anche storicamente una montagna importante, essendo posta sul confine tra gli antichi territori dei Volsci e quelli dei Sanniti; entrambi questi popoli italici ne sfruttavano le miniere di Ferro e di Rame (dal versante di Atina i primi, e da quello di Alfedena e Venafro i secondi; cf. E.T. Salmon, Samnium and the Samnites, 1967) poi passate, con i rispettivi territori e gli sconfinati pascoli, sotto l'egida dei Romani. Dall'alto Medioevo, presso la Meta passava il confine tra le pertinenze dell'Abbazia di Montecassino e quelle di San Vincenzo a Volturno.
A quei tempi -come risulta dallo stesso Chronicon Vulturnense- la Meta era probabilmente nota come Monte Aze (o Aze o Acze, cfr. il nome di persona Azzone? Ved. il mio reportage su Valle Canneto e Camosciara).
Il Toponimo attuale, probabilmente nato alla fine del Medioevo, aveva in latino i significati pricipali di "cono, piramide, altura" ma anche "perno, limite, termine, fine...". Dal versante della V. Comino, la montagna è ben visibile, spiccando da lontano con la sua tozze mole trapezioidale del versante S(W), anche dal fondovalle di quella che un tempo era la "Terra di Lavoro" e sovrastando le altre cime circostanti. Dalla V. del Sangro appare anche più caratteristica e imponente, ma meno isolata, perché contornata dalle cime tra le Mainarde e il Petroso e visibile solo da determinate posizioni a causa della maggiore altezza media di monti marsicani).
Poche centinaia di metri a Sud della cima della Meta (q. 2242m) è il "Passo dei Monaci" (q.1967m), importante valico mulattiero tra i versanti Molisano-Abruzzese e Ciociaro-Laziale, che trae nome dai frati che percorrevano questo alto passo, e che ne restarono vittime durante una bufera in un'epoca imprecisata. L'attuale trifinio, confine amministrativo tra le regioni Abruzzo/Alfedena(AQ) a Nord, Molise/Pizzone (IS) a Est e Lazio/Picinisco (FR) a Sud e ad Ovest, si trova poco a Nord del Passo dei Monaci (esattamente tra la Cima della Meta e l'anticima ESE).

Alla Meta sono legate storie e leggende che si perdono nel tempo, dalle sue favolose Miniere d'Argento, ai giacimenti di ferro, alle vicende del Brigantaggio Ciociaro-Abruzzese, alle anonime storie dei pastori e perfino qualche romanzo, fino alle prime ascensioni di scienziati (E. Capocci, astronomo e letterato di Picinisco, luglio 1834), botanici (Tenore e Gussone), ai topografi borbonici e poi ai pionieri dell'escursionismo (molte di queste storie sono raccolte nel bel testo curato da Francesco Sabatini "Monte Meta e Dintorni. Antologia di Scritti dal 1552 al 1926", Bardi Editore, Roma, 2003).
Nel 1834 il suddetto E. Capocci, in cima alla Meta, ne aveva misurato l'altezza con il barometro a poco più di 7000 piedi (1p. ingl. = 30,48cm), quindi inferiore a quella del vicino Monte Greco, che egli misurò in 7390 piedi.
Nel 1880 venne effettuata la prima ascensione invernale della Meta da Francesco Allevi e Enrico Abbate, con le guide (procurategli dal sindaco di Alfedena) Francesco Lombardozzi e Mariano Centraccio. Da Alfedena al "Passo della Meta" (probab. non il Passo dei Monaci bensì l'intaglio sotto l'anticima Est, per passare dai Biscurri al versante Sud) impiegarono 7 ore di marcia continua, per la neve molle ("nel bacino tra i boschi e il passo... numerose tracce di lupi e orsi")."Dal Passo, tagliando una cinquantina di scalini nella neve gelata, si girò sul versante occidentale, donde facile per banchi di neve e per dirupi fu l'ascensione all'estrema vetta della Meta (2243)..." (ore 16:15 dell'8 Febbraio 1880). In discesa traversarono, in buona parte al buio (quasi certamente nel Vallone della Meta... con neve "solo fin verso 1300m") alla volta di Picinisco, dove giunsero alle 20:00.
In quegli anni le salite sulla Meta dei soci del CAI divennero una gita classica, con numerose ripetizioni, dallo stesso romano Enrico Abbate (1 Marzo 1885) al napoletano Vincenzo Cannavale (16 Agosto 1885).
Un secolo dopo, l'11 luglio 1985, tentò un'ascensione alla Meta nientedimeno che Papa Vojtyla, Giovanni Paolo II, partendo dal santuario della Madonna di Canneto, dov'era giunto in elicottero il giorno prima. L'ascesa (per il sentiero di Fonte Chiarillo, attuale PNALM N3), si concluse però nella regione Paradiso (!) - Pratolungo (a c.1900m di quota) per il sopraggiungere di nubi (e forse per l'eccessivo dislivello totale, che sarebbe stato sui 1200m fino in cima alla Meta)!
In quegli anni inizia anche la ricerca dei primi itinerari alpinistici della Meta: "Magico Appennino", invernale (dic. 1988) di Giancarlo Guzzardi e la "via Storica" aprono i giochi per quanto riguarda l'alpinismo invernale più tecnico (erano sicuramente già stati saliti il Canale che risale al "Dente" tra la Meta e l'Anticima, il facile Canale Centrale, la Clessidra e, nei primi anni '80, la "via degli Scontronesi"; cf. C. Iurisci, Ghiaccio d'Appennino, 2012). Negli anni '90 nuove vie vengono aperte da Giorgio Ferretti e comp. e quest'ultimo passa poi il testimone, dal 2000 in poi, a Cristiano Iurisci (idealmente nella loro apertura della "Diretta alla Meta" Feb 2000), forte e appassionatissimo alpinista di Lanciano che apre, con vari compagni di cordata, altre vie invernali di difficoltà sostenuta in ambiente maestoso sulle pareti NE (quelle sotto la Cima e sotto l'Anticima, q. 2185m, vd. foto qui in basso).

Effettivamente la Meta ha un aspetto veramente maestoso, con la muraglia che guarda a N e NE verso l'ampia piana dei Biscurri. E' questo il versante di avvicinamento più spettacolare (sent. dai Campitelli di Alfedena, AQ), ma anche quello della Val Pagana (da loc. Le Forme, o Valle Fiorita, Pizzone, IS) non è da meno, con la spettacolare uscita dal bosco nella valle dominata dalla piramide aguzza del Gendarme della Meta (Anticima, q. 2185m).
Sul Pianoro dei Biscurri (localm. Vescurie), tutti sanno della presenza del "Blockhaus della Meta", fortino diruto costruito verso il 1867 (assieme ad altri sui monti marsicani e sull'omonima cima "Blockhaus" della Majella) per combattere il fenomeno del brigantaggio post-unitario e il passaggio dei briganti tra le valli ciociare e quelle del medio e alto Sangro. Pochi sono però a conoscenza della presenza, in quest'ampia conca morenica posta tra i 1700-1900m di quota sotto i dirupi della Meta e del Tartaro (attualm. estremità NW del Territorio di Alfedena), di un antico feudo, di cui restano menzioni in cronache medievali (il Chronicon Vulturnense lo cita come uno dei primi avamposti occupati dai "figli di Borrello"), in documenti basso-medievali (fu feudo dei Cantelmo), e in atti di confinazione e nelle più recenti (dagli anni '60) ricerche su Barrea di Uberto d'Andrea, storico di Villetta Barrea. Fino all'abbandono (nel XV secolo, quando vennero meno le necessità di sorveglianza delle importanti mulattiere che svalicano nei pressi della Meta e restò importante solo per i suoi ampi pascoli), è stato uno dei villaggi più in quota dell'Appennino! Ma questa dei Biscurri è tutta un'altra storia... che meriterebbe di essere approfondita di più, anche scientificamente-archeologicamente, localizzando con precisione il sito dell'abitato, che - stando al d'Andrea, e se non si confonde il toponimo Biscurri/Buscurri con Rioscurri-Rioscuro o qualche altro centro situato più giù nella Valle del Sangro- "aveva tra le proprie mura anche un notaio", quando nel'300 era un casale. Oggi nell'area restano solo poche tracce di muretti degli stazzi pastorali (nei pressi di ciò che resta della cinta rettangolare del Blockhaus).

La Meta dà nome all'omonima catena, "i Monti della Meta", sottogruppo dei Monti Marsicani oggi incluso nel perimetro del Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, che si estende a Nord del (sotto-)Gruppo delle Mainarde, passando per il Monte Tartaro (2191m), Altare (2174m), Innominata (Anticima Sud del Petroso, q.2170 IGM ma 2193, CTR), Petroso (2249m), dopo le cui anticime N la cresta si abbassa sul valico di Forca Resuni (1952m) oltre il quale inizia il settore della Camosciara. La Meta vera e propria è formata da tre parti: la cima (2242m IGM) ha un versante S ampio che scende a forma di trapezio in un pendio di media inclinazione; a N è totalmente rocciosa, con una parete che cinge tutto il versante da N a ENE (vie come la citata "Diretta alla Meta" e "Hypermeta", in colatoi poco incassati che scendono dalla verticale della cima). C. 150m a ESE della cima, un canale la divide dall'anticima ESE o "Gendarme della Meta", q. 2185 IGM (2182 CTR 1:5000). Questo Canale, pronunciato nel versante dei Biscurri, molto meno in quello Sud, non ha nome, ma potrebbe dirsi "Canale del Dente", dato che la Guida CAI-TCI "Appennino Centrale" chiama "dente" l'aguzzo spuntone che si trova proprio al centro della selletta che separa la Meta dall'Anticima. L'anticima costituisce quindi il 2° settore della Montagna, e anch'essa ha una parete (N - NE) alpinisticamente rilevante, con varie vie difficili (es. "Patagonia Express" di C. Iurisci e L. Luciani, genn. 2006; meno interess. il vers. più a sinistra, guardando la parete, ovvero lo "spigolo" ENE con una via di G. Ferretti, 2009). Il 3° settore è quello a N della cima, oltre il Canale Centrale (pietraia che d'inverno è la classica via di discesa ai Biscurri o una bella discesa scialpinistica) e la poco pronunciata cima è quotata sulle IGM: q. 2220m: la parte occidentale scende abbastanza ripida e dirupata verso la lunga conca soprastante il bosco (e la Fonte Chiariglio), ma non ha interesse alpinistico. Vi si incontrano sparuti gruppi di camosci. Il versante N della q. 2220 è un bastione inciso ai lati da due canali. A Est di quest'anticima N, si affacciano sui Biscurri 4 bastioni rocciosi, separati da canali più o meno accennati che scendono in direz. NE. Quello più frequentato è il "Canale della Clessidra" (forse così detto per la forma di un pinnacolo che lo sovrasta, ben visibile dalla sua strettoia) che sale proprio al centro della bastionata di questo settore, ovvero tra il 2° e il 3° torrione (più a des./N, tra il 3° e il 4°, è la "via degli Scontronesi"). Per informazioni sulle vie alpinistiche rimando al già citato e imprescindibile testo di Cristiano Iurisci.

Va precisato che la Meta, e tutta la cresta di c. 1,5Km che la unisce al Tartaro, proseguendo poi per altri quasi 4Km fino a Forca Resuni, a N del Petroso, è in "Riserva Integrale" del PNALM, quindi il transito vi sarebbe lecito solo su sentieri, e l'attività alpinistica invernale, seppur tollerabile, non sarebbe propriamente consentita!
Per concludere con le vie escursionistiche, sono 4 gli avvicinamenti principali alla Meta: 1) da E i menzionati sentieri con partenza dai Campitelli (L1), costeggia il fosso della Sorgente dei Tartari (Rif. La Vedetta) dove esce dal bosco nel pianoro dei Biscurri (transitando presso i ruderi del Blockhaus) e proseguendo sotto il versante N del Monte Miele, andando poi a svalicare nella sella all'estremità occid. della cresta di Mt. Miele, sotto l'Anticima/Gendarme della Meta (è forse il cosidetto "Passo della Meta", vedi sopra, con un breve passaggio, sotto lo spigolo Est del Gendarme, che d'inverno può essere ghiacciato e pericoloso se si è senza ramponi), per poi confluire nella traccia sul ghiaione che giunge al Passo dei Monaci; 2) Sent. M1 da Le Forme (emiciclo del parcheggio detto oggi anche "Valle Fiorita", presso Rifugio del Falco, già gestito da giovani di Pizzone e forse di prossima riapertura). NB: La strada asfaltata che sale da Pizzone (e la breve bretella che la collega, poco prima dei Campitelli, alla parte finale di quella da Alfedena) non viene generalmente spalata d'inverno, e comunque non con la frequenza con cui viene pulita quella Alfedena - Campitelli. 3) Da Ovest, sent. N3 da Madonna di Canneto (Settefrati, FR) a Fonte Chiariglio, poi Torretta di Paradiso/Pratolungo - Passo dei Monaci. 4) Da Sud, loc. Prati di Mezzo (Picinisco, FR), sent. N1 per Passo dei Monaci.
Infine sono possibili varie traversate in zona: logisticamente un po' complicata quella -storica- effettuata da E. Abbate nell'inverno 1880 tra Alfedena e Picinisco (vedi sopra), mentre più agevoli da organizzare (benché lunghe) le traversate delle Mainarde (cf. link in basso 2009 e 2017) passando per/presso il Passo dei Monaci. La più "vera" e bella è però la "Traversata integrale dei Monti della Meta" che percorre l'intera cresta, da Forca Resuni, sulle Cime del Petroso, Altare, Tartaro e Meta (ma tutta, come detto sopra, in riserva integrale: quindi si è passibili di eventuali ammende da parte dei guardiaparco del PNALM!): il testo di C. Iurisci la descrive in invernale (10-12 ore in tutto, partendo da Civitella A./Val di Rose, con possibile pernotto a Forca Resuni), ma -data la lunghezza e gli avvicinamenti- è sicuramente più facile effettuarla nelle lunghe giornate estive (semmai in giorni non troppo caldi): Fonte Sambuco (presso valico Aia della Forca, sopra Barrea) sent. K6 in Valle Iannanghera per Forca Resuni, poi l'intera Cresta (passaggi esposti di II sulla parte alta della crestina Nord dell'Innominata / Anticima S del Petroso, evitabili con traverso più in basso senza passare per la cima q. 2170 IGM, ma 2193m); dalla Meta, giù a Passo dei Monaci, sent. L1, Biscurri, poi bretella L2 e sent. K3 nel Rio Torto/bassa V. Porcile fino al Valico di Barrea.
Più breve e fattibile sicuramente la traversata dal versante laziale, alta valle del f. Melfa, in senso orario: dal santuario di Madonna del Canneto sent. F2 (ex-O1) a loc. Tre Confini da dove si sale (O5) a Forca Resuni (c. 3h) per attaccare la cresta in direzione Sud (c.1h fino al Petroso, 2h30m/3h Petroso-Tartaro e 1h30m Tartaro-Meta). Dalla cima della Meta si scende per la rampa S (anche senza passare per P. dei Monaci) verso SW, loc. Pratolungo, sent. K3, entrando nel valloncello a N della Torretta del Paradiso (q.1976) verso Fonte Chiariglio, e sent. N3 che scende dritto alla Madonna di Canneto (1h30m). In tutto, come tempi per questa traversata (più comoda rispetto a quella con avvicinamenti dal lato abruzzese), bisogna calcolare almeno 9-10h con un buon allenamento. Acqua in alta V. Canneto (Fonte la Noce, di fronte ai ruderi del Cas. Bartolomucci) e a rit. a Fonte Chiariglio.

[Francesco Raffaele, 5 Febbraio 2018]


Campitelli (Alfedena)

Q.1926 e Cresta NE della Metuccia, dai Campitelli

Un inchino al cospetto della regina?

La Meta, settore NE

La Meta dai Biscurri, tra i più bei scenari d'Appennino!



A sin. il "Gendarme" (anticima ESE, q.2185) e "Dente", al centro la cima della Meta (2242m) e a destra il "Canalone Centrale"



Parete Nord-Est della Meta




A sin. il "Dente" e il "Canale del Dente", la Parete NE della Meta, poi al centro il "Canalone Centrale" e a des. gli speroni NE: tra il 2° e il 3° sperone la "Via della Clessidra" (PD, che risaliremo); tra il 3° e il 4° risale la "Via degli Scontronesi".




Il bell'ambiente del canale della Clessidra, tra i due speroni rocciosi








Dopo l'uscita dal tratto stretto (lì ghiaccio duretto) la neve si fa più morbida e la pendenza si attenua


Io sotto la Clessidra (foto di Francesca Betelgeuse Orionis)






Spettro di Brocken dalla cima della Meta




Cresta Meta-Tartaro














Anticima Sud del Petroso ("Innominata", 2193m)

Cima del Tartaro (2191m)










La "Vedetta" o Cima dei Biscurri (q. 2007m)






Fotografie di Francesco Raffaele
[Lumix FZ1000]


Link alle gallerie di altre salite alla Meta


Cresta Monte Miele (28 Dicembre 2017)

Anello Vedetta - Tartaro - Meta - Miele (9 Marzo 2017)

Via degli Scontronesi (20 Febbraio 2016)

(29 Marzo 2015)

(23 giugno 2013)

(3 Marzo 2013)

(1 Gennaio 2012)

Tartaro - Meta (6 Ottobre 2011)

Tartaro - Meta (23 Ottobre 2010)

Val Pagana (6 Marzo 2010)

Passo Monaci - Traversata Mainarde (4 Ottobre 2009)

(12 ottobre 2008)
...
Grande Anello delle Mainarde (29 Aprile 2017)

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