MONTE FAITO / S. ANGELO A TRE PIZZI: PASSO DEL LUPO (Malopasso) E SENTIERO DELLO SCALANDRONE
Castellone di Faito - Acqua delle Scorchie - Passo Ciampa del Diavolo (?) - Grotta dell'Acqua Santa - Passo del Lupo - La Scuola ('a Scola, q.1240m) - Scalandrone
(28 Maggio 2018)






Qui sotto, i versanti settentrionali del Canino e Molare
(dal Santuario di San Michele, Punta Cercasole)
Ritorno al PASSO DEL LUPO (o Malopasso o Mal Passo) e allo SCALANDRONE
Il Monte Sant'Angelo a Tre Pizzi (nell'antichità Mons Aureus), è una montagna di estremo interesse sotto molti aspetti. La cima, Mt. San Michele o Il Molare, 1443m, è anche la vetta più alta dei Monti Lattari, che si allungano sulla Penisola Sorrentina da Cava de' Tirreni a Punta Campanella, con versanti generalmente boscosi a Nord e più rocciosi e dirupati a Sud, dove scoscendono negli impervi valloni di Positano e degli altri comuni della Costiera Amalfitana... Grazie ai panorami -sempre tra i 500/1500m quasi a picco sul Mar Tirreno- e alla rete sentieristica, erede delle antiche mulattiere un tempo usate per attraversare e lavorare in queste montagne, l'interesse escursionistico del gruppo è notevole, nonostante le quote modeste. Vi fa poi da contorno un ricchissimo patrimonio culturale, storico-religioso in particolare, dovuto proprio all'antica frequentazione di questi monti relativamente facili da raggiungere, date anche le brevi distanze dai centri circonvicini. Anche sotto l'aspetto naturalistico i Lattari riservano numerose "sorprendenti" peculiarità, specie negli umidi valloni come la ben nota Valle delle Ferriere, il più tetro Vallone Porto e numerosi valloni minori anche sul versante settentrionale del crinale principale dei Lattari (Palmentiello, Botto dell'Acqua).
Alpinisticamente il gruppo ha una sua storia degna di nota (seppur non paragonabile con quella di altri massicci appenninici), in particolare nella zona del S. Angelo a Tre Pizzi - Faito - Conocchia (cf. P. Scaramella, La Montagna sul Mare, 2001; L. Ferranti, Appennino Meridionale, 2010, p. 131-174, O. Bottiglieri, Malopasso, 2015; C. Iurisci, in stampa, 2018)
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L'area oggetto di questa escursione è nella parte alta del versante Nord del Monte S. Angelo a Tre Pizzi (e in particolare N e NE del Molare e NW del Canino), zone già da me percorse o esplorate in occasione di altre uscite (in particolare il 10 luglio 2016, al Butto del Palmentiello e attorno alla base della Scola, su proposta di Elio Dattero, con Gaspare Adinolfi; il 22 luglio 2016 in esplorazione assieme a Elio Dattero tra lo Scalandrone e le balze più alte della base del Molare e del Canale NW dello stesso; e il 15 aprile 2017, con Cristiano Iurisci di ritorno dalla Traversata alpinistica di Cresta della Conocchia e dei Tre Pizzi).
Un tempo queste tracce erano piuttosto frequentate da boscaioli, cacciatori e mulattieri, per tagliare il versante settentrionale della montagna da Agerola al Faito. I botanici del Real Orto Botanico di Napoli si spinsero su queste tracce -che presentano alcuni passaggi pericolosi- alla ricerca di specie floristriche, poi toccò, dalla fine dell'800, ai pionieri dell'Escursionismo (CAI di Napoli e SAM) in particolare il pugliese Vincenzo Campanile (cf. P. Scaramella, op. cit. 2001) che ripercorsero i sentieri e le tracce più ardite, come per l'appunto lo Scalandrone e il Passo del Lupo o Malopasso, vero e proprio "viaz" di cengia in piena Campania a un'occhiata dalla follia della densissimamente popolata periferia metropolitana tra Napoli, Castellammare e la valle del Sangro.
Il sentiero dello Scalandrone è noto, e non di rado percorso da escursionisti esperti come variante alta del CAI 300 (il Palmentiello, che corre tra i 200-300m più in basso). Su vecchie carte ottocentesche (ROT, 1817-19) il toponimo è dato a tutta l'area che si estende a N e NE del Canino/Monte di Mezzo (non nominato sulla carta: vi si nomina solo "Scola Cavajola") e fin sotto la lunga cresta che scende a NE del Canino (oltre la quale, in corrispond. del versante N della Sella Canino - Cardara/Catiello, è riportato "Bocca dell'Inferno"). Quasi certamente il sentiero prende nome da qualche "Scalandrone" lì installato per facilitare la percorrenza del tratto alto e più esposto (spec. in caso di rocce bagnate o transito con animali). Ci troviamo sotto la verticale della parete NE del Molare, della parete N dell'Anticima E del Molare e della Sella Molare-Canino, a 1300-1340m di quota e il passaggio sale con una svolta su rocce infide e con pochi alberelli a proteggere da eventuali scivolate fatali. D'inverno, con neve e ghiaccio, è sicuramente un passaggio delicato, anche se non tecnicamente difficile.
Il Passo del Lupo è più in basso e più a W, esattamente sulla verticale N e NNW del Molare. E' una stretta cengia abbastanza esposta che corre per più di 150m su una parete alta una cinquantina di metri, sotto la quale, dopo una stretta macchia alberata, scende un'altra parete alta c. 90m. Il nome alternativo "Mal Passo" o "Malopasso" è abbastanza diffuso sui Lattari, mentre "Passo del Lupo" è più raro ma anch'esso non unico: in zona ne esiste un altro, noto anch'esso da tempo (M. Starke, 1828; O. Blewitt, 1853) sul versante opposto (ringrazio G. Adinolfi per l'identificazione del luogo preciso, in territorio di Positano, e per l'elenco di vari toponimi spia dell'antica presenza del Lupo sui Lattari) oltre ad un altro verso Agerola (inf. pers. E. Dattero). La preziosa guida di L. Ferranti (op. cit. p. 166, it. 50b) non è precisissima in questo caso nel descrivere il sentiero Scalandrone - Scola - Passo del Lupo/Malopasso. In ogni caso è esatta la valutazione generale (diff. alpinistica F-, pass. I). A mio parere (come già scrissi a proposito del "Passo della Gatta", nell'alta Valle dell'Argentino, Monti di Orsomarso) in questo caso il nome del luogo potrebbe anche non riflettere un ipotetico antico avvistamento di lupi, ma essergli stato attribuito per via della pericolosità e del passaggio, riferendolo quindi al mammifero più temuto e pericoloso della fauna appenninica e che, alla fine del '700-inizio '800, doveva essere qui già raro e costretto a frequentare le zone più impervie.
Prima di percorrerlo casualmente l'anno scorso -grazie all'invito del grande Cristiano Iurisci, con il quale tornavamo verso il Faito dopo la suddetta traversata alpinistica dei 3, anzi 4 Pizzi, non avevo mai visto (neanche in foto) questa bella parete arcuata, ben visibile da Pimonte, e le uniche descrizioni più o meno accurate, erano in 3 saggi raccolti nella già citata antologia di P. Scaramella (2001) e in G. Adinolfi, 'e vvie sulitarie, 2011, p. 83, n.8.
Sulla Scola avevo già scritto a proposito dell'escursione del 10/7/2016 (cf. link più sopra) e, confrentando le descrizioni (in P. Scaramella, op. cit. 2001), non credo sussistano dubbi sulla sua identificazione con la q. 1240 IGM.
Infine per l'identificazione (incerta) della Ciampa del Diavolo (o Granfa del Diavolo) come lo sgrottamento sotto q. 1335 (sul versante opposto, quindi, a quello dov'è la grotta di S. Catello) cf. G. Adinolfi, op. cit., 2011, p. 58, n. 112, che ne dà anche una possibile localizzazione sempre sul sentiero Crocella - Scalandrone - Acqua Santa, ma nel cantone orientale, ossi verso Crocella, in territ. di Agerola (in linea con L.V. Bertarelli, Napoli e Dintorni, TCI, 1927, p. 487), ma io credo che il toponimo vada collocato nel tratto W, verso l'Acqua Santa e la Grotta di S. Catello, come da immagini e didascali qui in basso (cf. anche il blog di F. Fontanella, "Libero Ricercatore", Link: Passo del Diavolo).
Per la toponomastica di questa zona, oltre ai citati testi di G. Adinolfi (2011) e P. Scaramella (2001), andrebbero menzionate anche le opere di F. Di Capua (San Catello e i suoi Tempi, 1932 e soprattutto Il Santuario di San Michele Arcangelo sul Monte Faito, a cura di A. Cioffi e C. Malafronte, 2007) e varie monografie su Castellammare di Stabia (in primis T. Milante, 1750, ried. it. 1836), alcune opere di A. Trombetta e svariate pubblicazioni di G. Centonze.
Evito di mettere qui cartine o altre informazioni che ne faciliterebbero ulteriormente l'accesso e la frequentazione: ciò sia per proteggere il luogo (e le sue peculiarità: tra l'altro anche qui c'è Pinguicula hirtiflora, pianta instettivora che in zona è presente nella Grotta dell'Acqua Santa e nel Butto del Palmentiello), sia per evitare che, vista la breve distanza dalla strada del Faito/Castellone, capiti (o meglio ri-capiti) qualche incidente mortale dovuto alla curiosità di sprovveduti che dovessero avventurarsi in questa zona senza l'esprienza necessaria a minimizzare i rischi di brutti incidenti. Anche nella bella stagione, con la rassicurante copertura vegetale del boschetto sulla stretta lingua di terra sottostante la cengia, questa può essere bagnata e scivolosa. Chi si avventura valuti attentamente le proprie capacità e i rischi, che non sono da sottovalutare nemmeno per i 2 possibili avvicinamenti (da E o da W) all'esedra rocciosa ove corre la cengia del Passo del Lupo.




Passo della Ciampa del Diavolo (?)







Di fronte la q. 1335 e, più in basso, lo sgrottamento della Ciampa del Diavolo (?) sotto cui (dov'è il mio nome) transita l'omonimo passo del Sentiero CAI 350 (Castellone - Acqua Santa - Porta di S. Michele)




"Passo del Lupo" o "Malopasso" (dallo spigolo W)



La "Scola" con la sua caratteristica roccia sommitale squadrata


Vari punti dell'attraversamento della lunga cengia






Il Molare visto da Nord, dalla "Chiazza d'a Scola" (q. 1240m)





In alto e qui in basso, lo Scalandrone








Fotografie di Francesco Raffaele
[EOS 6D + Canon 24-105L IS]

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